“Se un bambino scrive nel suo quaderno “l’ ago di Garda”, ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo “ago” importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia. La luna si specchierà sulla punta o nella cruna? Si pungerà il naso?”. G. Rodari

Le difficoltà di apprendimento in ambito scolastico determinano uno scarso rendimento, che porta a catene di insuccessi prolungati, che inevitabilmente compromettono l’immagine di sé e l’autostima del soggetto. La mancanza di fiducia nelle proprie possibilità determina quindi un disagio psicologico che può portare facilmente alla timidezza, alla fobia sociale, alla depressione.

Leggere, scrivere e fare i conti è l’attività che maggiormente impegna i nostri bambini e ragazzi da quando iniziano la scuola. Leggere e scrivere consistono nel trasformare i segni in suoni e viceversa, fare i conti significa invece manipolare le quantità; nei primi anni di scuola i bambini imparano proprio a fare questi che sono atti semplici, alla base di tutti gli apprendimenti scolastici successivi. Leggere, scrivere e fare i conti sono atti semplici a patto però, che divengano automatici, ovvero che siano eseguiti velocemente e correttamente con un impegno di concentrazione minimo. Ma se questo non accade, chi compie queste operazioni è costretto a utilizzare costantemente enormi quantità di energia, finendo per stancarsi rapidamente, commettendo sempre “troppi” errori e rimanendo spesso indietro nell’apprendimento rispetto ai compagni. I sintomi della dislessia portano numerose conseguenze:

Difficoltà di lettura e di scrittura

Difficoltà di comprensione linguistica nella lettura

Difficoltà di organizzazione personale

Difficoltà di memoria e concentrazione

Difficoltà di organizzare i pensieri in modo chiaro

Scarsa immagine di sé.

Questo è ciò che accade agli studenti con D.S.A. (disturbo specifico dell’apprendimento). I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono dei disturbi evolutivi che si manifestano con significative difficoltà nell’acquisizione e nell’uso di lettura, scrittura e calcolo. I soggetti con dislessia evolutiva in Italia sono, seguendo le stime più prudenti, sono almeno 1.500.000, circa il 3-4% della popolazione scolastica. Gran parte di questi hanno avuto una carriera scolastica costellata di insuccessi, con abbandoni precoci e con conseguenze sociali e professionali a volte molto pesanti.

I D.S.A. sono DISLESSIA, DISGRAFIA, DISORTOGRAFIA e DISCALCULIA.

I D.S.A. sono disturbi a carattere neurobiologico ed evolutivo, sono quindi legati all’architettura cerebrale. Per tale motivo, non sono condizioni che col tempo e con la maturazione tendono a risolversi “da sole”. L’acquisizione delle competenze richieste di lettura, scrittura e calcolo, pur modificandosi nel tempo, non raggiunge quasi mai i livelli attesi per età e scolarizzazione.

Il miglioramento delle competenze è comunque sempre possibile e auspicabile, a prescindere dal livello di gravità. Buoni risultati si ottengono con interventi precoci e mirati. Dal 2010 esiste in Italia la legge 170/2010 che riconosce dislessia, disgrafia, disortografia e discalculia tra i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Tale legge e la normativa ad essa collegata garantiscono e tutelano il diritto allo studio degli studenti con D.S.A.. La stessa legge, che garantisce e tutela il diritto allo studio degli studenti con D.S.A., è ispiratrice della normativa riguardante gli studenti con B.E.S.; “La legge 170/2010, a tal punto, rappresenta un punto di svolta poiché apre un diverso canale di cura educativa, concretizzando i principi di personalizzazione dei percorsi di studio enunciati nella legge 53/2003, nella prospettiva della “presa in carico” dell’alunno con BES da parte di ciascun docente curricolare e di tutto il team di docenti coinvolto.” (Direttiva Ministeriale BES – 27 dic 2013). Viene identificato un alunno con B.E.S. quando per apprendere ha bisogno di una didattica individualizzata e personalizzata. “Strumento privilegiato è il percorso individualizzato e personalizzato, redatto in un Piano Didattico Personalizzato (PDP), che ha lo scopo di definire, monitorare e documentare – secondo un’elaborazione collegiale, corresponsabile e partecipata – le strategie di intervento più idonee e i criteri di valutazione degli apprendimenti.” In questa nuova e più ampia ottica, il Piano Didattico Personalizzato non può più essere inteso come mera esplicitazione di strumenti compensativi e dispensativi per gli alunni con DSA; esso è bensì lo strumento in cui si potranno, ad esempio, includere progettazioni didattico-educative calibrate sui livelli minimi attesi per le competenze in uscita (di cui moltissimi alunni con BES, privi di qualsivoglia certificazione diagnostica, abbisognano), strumenti programmatici utili in maggior misura rispetto a compensazioni o dispense, a carattere squisitamente didattico- strumentale.” (Direttiva Ministeriale BES – 27 dic 2013).

Le situazioni in cui l’apprendimento può essere difficoltoso o complesso sono molteplici. Il MIUR ha identificato tre sotto-categorie di alunni con B.E.S.:

  1. alunni con disabilità, per il cui riconoscimento è necessaria la presentazione della certificazione ai sensi della legge 104/92;
  2. alunni con disturbi evolutivi specifici, tra cui si inseriscono:
  • D.S.A. – disturbi specifici dell’apprendimento (per il cui riconoscimento è necessario presentare la diagnosi di D.S.A. ai sensi della legge 170/2010);
  • deficit di linguaggio;
  • deficit delle abilità non verbali;
  • deficit della coordinazione motoria;
  • ADHD – deficit di attenzione e di iperattività;
  1. alunni con svantaggio sociale, culturale e linguistico.